Sito web · Memorandum / 2025
Un'azienda agricola aveva un sito fermo agli anni 2000, nessun dato e una piccola confusione: avere un sito non significa per forza farsi trovare.
L'azienda aveva già un sito. O almeno, c'era un indirizzo da aprire. Sembrava rimasto ai primi anni 2000: grafica vecchia, informazioni sparse e nessun modo chiaro per passare da «mi interessa» a «come vi contatto?».
Non c'erano Analytics, dati sulle visite o informazioni su come le persone arrivassero sul sito. Non si sapeva quante fossero, cosa guardassero o se provassero a contattare l'azienda.
Il sito era online. Cosa facesse lì, invece, restava un piccolo mistero.
Ho rifatto il sito da zero: struttura, testi, grafica, catalogo dei prodotti, contatti e SEO. L'obiettivo era semplice: far capire chi fosse l'azienda, cosa vendesse e come contattarla.
Ho messo in ordine i prodotti, raccontato il territorio e reso il sito facile da usare anche da telefono. Una persona interessata poteva finalmente trovare ciò che cercava senza dover risolvere un indovinello.
Ho aggiunto anche gli strumenti per misurare visite e risultati. Così, per la prima volta, si poteva sapere cosa succedeva davvero. Purtroppo i numeri hanno questo brutto vizio: si lasciano leggere.
Dopo la pubblicazione il sito ha iniziato a portare visibilità. L'azienda veniva contattata due o tre volte alla settimana e ha cominciato anche a vendere a persone che l'avevano trovata online.
Il sito non ha seminato, raccolto o preparato i prodotti durante la notte. Ha fatto una cosa molto meno romantica, ma utile: ha permesso a nuovi clienti di trovare l'azienda.
Prodotti, esperienza e capacità esistevano già. Il sito non li ha creati. Prima, però, molte persone non sapevano nemmeno che esistessero. Una differenza abbastanza importante.
Non sono stato io a decidere, da solo, di raccontare questo progetto. È stato il titolare a propormi di parlarne sul mio sito e di lasciare il mio riferimento in fondo al suo. La proposta era: «così ci facciamo pubblicità a vicenda».
L'idea sembrava chiara: io raccontavo il lavoro fatto e l'azienda mostrava chi aveva realizzato il sito. Tutto bene, finché il racconto riguardava solo il sito.
Quando ho scritto che quel sito aveva portato più visibilità, contatti e vendite, la pubblicità reciproca è diventata improvvisamente un argomento più delicato.
Il titolare si è offeso perché, secondo lui, avevo fatto capire che il successo dell'azienda fosse merito del sito. Non era ciò che avevo scritto e non è ciò che penso.
Dire «il sito ha portato nuovi contatti» non significa dire «l'azienda esiste grazie al sito». Il merito dei prodotti e del lavoro quotidiano resta dell'azienda. Il merito di averli fatti trovare online, invece, può tranquillamente essere anche del sito. Le due cose possono stare insieme senza che nessuno perda una medaglia.
Questo testo resta qui come promemoria. Non per prendermi il merito del lavoro di un'azienda agricola, ma per ricordare che anche costruire uno strumento che porta risultati è lavoro.
E forse la pubblicità è davvero reciproca solo quando entrambe le parti possono raccontare ciò che hanno fatto.
Morale: un sito non crea il valore di un'azienda e non fa il lavoro al posto suo. Ma può aiutare le persone a trovarla. Se porta contatti e vendite, dirlo non toglie meriti a nessuno: vuol dire solo riconoscere che ha funzionato.